04 dicembre, 2007 by Antonio
L’Io, la nostra identità, è diventato una scusante dietro cui nascondersi dalla realtà.
Il motto di questi ultimi tempi, sulla bocca di molti, è: Pensa a te, ascolta il tuo io. Se stai bene tu, stanno bene anche gli altri. Se non ti senti bene tu, non possono star bene nemmeno gli altri.
Sono d’accordo. Non puoi pretendere che gli altri ti stiano vicino se tu hai sempre qualcosa che non va.
Ma siamo sicuri che tutto ciò che sentiamo è il volere del vero “Io” e non una nostra conveniente interpretazione?
Non si rischia di finire troppo nel vivere in modo istintivo ed animale con la scusa dell’ “io”? Dov’è la ragione
E se questo “sentire” fosse una parte di noi che, inconsciamente, ha assorbito tutto ciò che ha trovato sulla strada, senza distinguere ciò che è lecito e ciò che non lo è, mentre eravamo occupati a vivere?
Prendo come esempio la pubblicità: quando si è bombardati da un bel messaggio pubblicitario che ti colpisce (se è televisivo poi, fa ancora più effetto), anche se la ragione dice no, prima o poi quel messaggio pubblicitario diventa parte di te e ti usa per il suo fine. Ti sentirai meglio quando avrai soddisfatto quel messaggio, quel desiderio che ti ha fatto nascere. (Infatti i messaggi pubblicitari non per niente hanno dietro un team di psicologi e statisti. Per trovare il punto debole del cervello! – Studio sulla mente usato male)
Non è detto che “ciò che senti” abbia ragione, ma se non lo assecondi ti senti a terra. E allora agisci, compri, usi, per sentirti apposto.
E continui nella convinzione che così staranno bene anche gli altri. Ne siamo così sicuri?
Così facendo rischiamo di finire nell’egoismo, rischiamo di allontanarci e di allontanare volutamente gli altri, perché il nostro “falso io” preferisce stare bene, e non vuole situazioni difficili ed ostacoli che bloccano la sua strada. … tanto poi capiranno … Per forza!
Se lasci la tua famiglia ed i tuoi figli perché senti di farlo, sei sicuro che i tuoi figli saranno felici e traggano benefici da questa scelta?
Queste sono le domande che mi faccio in questi giorni. Osservo le persone e vedo venire mancare lo spirito di sacrificio, quel sano sacrificio che non ha mai ammazzato nessuno, quelle personali rinunce per il bene altrui, per il prossimo, che ti fanno crescere.
Ci è difficile rinunciare allo stare bene.
Sono pochi gli individui che riconoscono i propri limiti e si fermano a vivere con consapevolezza, accettando e portando avanti le proprie scelte, sacrificando parte di loro, per il quieto vivere.
Sono aumentati, invece, gli individui che cercano di eludere i problemi creando uno stato di vita quasi irreale, fantasioso, di comodo, privo di veri valori.
Si preferisce evitare il contatto con la realtà.
Prima o poi, questa realtà arriva a farsi sentire. Se non si ha imparato ad affrontarla con il crescere, se non si è stati abituati a farsi carico di qualche rinuncia, si finisce con il diventare vittima stessa di quel potente falso IO che ci siamo creati, che ora cede e ti abbandona.
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