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Situazioni di persone comuni

Un canto di Natale

Inserito il 12 11 2010 da Antonio

Il nipote dice allo zio:


“Ci sono molte cose dalle quali posso avere tratto del bene senza averne mai tratto profitto, direi.
Il Natale, per esempio.
Ma sono certo di aver sempre pensato al Natale, quando si avvicinava – lasciando perdere la devozione verso le sue origini sacre, ammesso che le cose riguardanti il Natale possano prescinderne -,
come a un momento felice, un momento piacevole di gentilezza, perdono, generosità, l’unico momento di tutto il calendario in cui, per quanto ne sappia io, uomini e donne sembrano aprire i loro cuori di comune accordo e guardare a chi sta sotto di loro come a compagni di viaggio verso la tomba e non a una diversa razza di creature destinate a mete diverse.
Perciò, zio, anche se non mi ha mai fatto avere un soldo di più in tasca, credo che mi abbia fatto del bene e che mi farà del bene. E ti dico: benedetto Natale!”…

dal libro “Un Canto di Natale” di Charles Dickens

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Anche un’idea folle può essere una buona molla

Inserito il 22 10 2010 da Antonio

E’ così che mi riprendo dal semi-assopimento nell’attesa del turno, dal barbiere.
Leggendo questa frase su una delle riviste lasciate sul tavolino per i clienti che attendono il taglio.
Su “Settte” del 16 settembre (Corriere della Sera) sotto ad una articolo dedicato ad una storia di “cambiovita” c’è un trafiletto che titola: “Un libro spiega come segurie i propri sogni”.
Trafiletto che pubblicizza un nuovo libro dal titolo “Fuori Luogo (ed. Feltrinelli).“.
Mi è piaciuta la carica di ottimismo che, un pezzo citato nell’articolo, trasmette.
“Il primo consiglio per chi vuole partire è di seguire i sogni e le fantasie nel cassetto.
Anche un’idea folle può essere una buona molla, l’importante è avere un’attitudine ottimista e smetterla di piangersi addosso perchè in Italia tutto è difficile.
Andare verso e non andare contro è il motto di chi decide di fare il grande passo”.

Avrei voluto togliere “perchè in Italia tutto è difficile”, ma fa parte.
Ritengo, però, che non è difficile solo in Italia.
C’è chi dall’Italia va all’estero e chi dall’estero viene in Italia per la stessa cosa.
Il bello è cogliere l’essenza del messaggio:

  • Anche un’idea folle può essere una buona molla
  • avere un’attitudine ottimista e smetterla di piangersi addosso
  • Andare verso e non andare contro

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Forza, denaro, potere e sapere

Inserito il 14 09 2010 da Antonio

L’uomo cambia e per ottenere controllo e comando si adatta a nuovi metodi che, con il passare del tempo, diventano sempre più raffinati.

Riflettendo sulla storia, ritengo opportuno poter fissare i seguenti passaggi:

Ha cominciato con la forza.
Nell’era preistorica il più forte era il dominante.

Poi la ricchezza.
Sapeva che la gente era pronta a cambiare bandiera nel vedere il denaro o nella speranza di averne.

Poi il potere.
Potere significava comando, significava far muovere le pedine a proprio piacimento.

Ed ora … il sapere.
L’informazione, la conoscenza. Cose che permettono di controllare gli eventi in maniera meno fisica, ma di sicuro risultato.

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Ballata dell’Amore Cieco – DeAndrè

Inserito il 06 09 2010 da Antonio

DeAndrèl’ha messa in musica,
la verità di ciò che stupidamente si fa sotto narcosi d’amore (se così si può definire).
Magari non si è arrivati a questo punto ma, guardando indietro, quante stupidaggini si sono fatte per una ragazza/o.



Testo della canzone

Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s’innamorò perdutamente
d’una che non lo amava niente.

Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.

Lui dalla madre andò e l’uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.

Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell’orrore,
voleva un’altra prova del suo cieco amore.

Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.

Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.

Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l’ultima tua prova sarà la morte.

E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s’era ucciso per il suo amore.

Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.

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L’uomo non mangia i suoi simili, ma del resto non lascia niente

Inserito il 16 08 2010 da Antonio

Così ci ha salutato Marco Paolini, lo scorso primo agosto, dopo la sua rappresentazione “Uomini e Cani”, un progetto che Marco Paolini ha dedicato a Jack London. Come palcoscenico le stalle di Parè, località sopra Fino del Monte raggiungibile a piedi anche da Rovetta dopo una buona camminata.
Paolini utilizza il rapporto rapporto tra uomini e natura per aiutarci a riflettere su quanto l’uomo pensi di essere onnipotente e onnipresente, senza limite, limite che la natura, a suo tempo, gli mette brutalmente davanti. Basta che la terra tremi un poco che abbiamo il culo per terra.

Che mi ha COLPITO è la verità della frase con cui ci ha salutato.
Si vero, è l’ultima e la più facile da ricordare. Ci sarebbe molto da dire sul rapporto uomo natura, ma è quella per cui mi sento di commentare.
L’uomo non mangia i suoi simili, ma del resto non lascia niente.
Guardando i documentari, si rimane inorriditi di cosa si mangia in certe parti del mondo. Formiche, larve, topi. Persino agli Harrods a Londra potete trovare lecca lecca con gli scorpioni. E Se giraste per le vie di qualche metropoli cinese, vedreste delle vere leccornie allo spiedo.
Ci sentiamo di dire che noi siamo civilizzati ed in quei posti no, a parte la stranezza di Londra.
Ma loro mangiano ciò che hanno da mangiare o che sono abituati a mangiare.
Provate a chiedere ad i vostri nonni o padri se hanno sempre mangiato le prelibatezze che mangiamo noi.
Vi accorgereste che, senza andare tanto indietro nel tempo, le cose cambiano. Ad esempio, del maiale ora mangiamo le parti più nobili o i salumi derivati, come qui da noi il tanto amato salame. Una volta queste parti erano per i più ricchi. Il resto si doveva arrangiare con la rimanenza: orecchie bollite, zampetti bolliti, torta sanguinella(con il sangue del maiale). Di sicuro c’è qualcuno che si stà schifando, ma era una vera prelibatezza poterli mangiare, per chi non ne aveva.
Ed i gatti, li mangiavano tutti, non solo i vicentini.
Ma ancora adesso possiamo essere dei trogloditi se chi ci giudica è, ad esempio, un inglese. Prova a dirgli che mangi la carne di cavallo, ne senti delle belle. Eppure è normale.

Dando alla frase il suo significato nudo e crudo, siamo proprio così, ci adattiamo e, per sopravvivere, non mangiamo i simili ma del resto non resta niente.
Dovreste provate a lasciare scritto qui sotto cosa avete visto o sentito che di strano si mangiava o si mangia e dove. Alla fine avremo una bella lista di nuovi e “deliziosi” piatti inusuali.

Un ultima cosa, un pò fuori tema.
C’è da dire che tra noi, il rispetto è poco. Sempre tornando a Paolini ed ad una sua interpretazione del “Sergente nella Neve”. Quando c’è di mezzo il potere, non ci mangiano, ma c’è qualcuno sempre pronto a preoccuparsi di mandare i poveri cristi alla mercè della morte, sia che si stia da una parte che dall’altra. Non “mangi”, ma lasci che lo facciano altri.
Speriamo in un futuro migliore.

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