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Situazioni di persone comuni

L’uomo non mangia i suoi simili, ma del resto non lascia niente

Inserito il 16 08 2010 da Antonio

Così ci ha salutato Marco Paolini, lo scorso primo agosto, dopo la sua rappresentazione “Uomini e Cani”, un progetto che Marco Paolini ha dedicato a Jack London. Come palcoscenico le stalle di Parè, località sopra Fino del Monte raggiungibile a piedi anche da Rovetta dopo una buona camminata.
Paolini utilizza il rapporto rapporto tra uomini e natura per aiutarci a riflettere su quanto l’uomo pensi di essere onnipotente e onnipresente, senza limite, limite che la natura, a suo tempo, gli mette brutalmente davanti. Basta che la terra tremi un poco che abbiamo il culo per terra.

Che mi ha COLPITO è la verità della frase con cui ci ha salutato.
Si vero, è l’ultima e la più facile da ricordare. Ci sarebbe molto da dire sul rapporto uomo natura, ma è quella per cui mi sento di commentare.
L’uomo non mangia i suoi simili, ma del resto non lascia niente.
Guardando i documentari, si rimane inorriditi di cosa si mangia in certe parti del mondo. Formiche, larve, topi. Persino agli Harrods a Londra potete trovare lecca lecca con gli scorpioni. E Se giraste per le vie di qualche metropoli cinese, vedreste delle vere leccornie allo spiedo.
Ci sentiamo di dire che noi siamo civilizzati ed in quei posti no, a parte la stranezza di Londra.
Ma loro mangiano ciò che hanno da mangiare o che sono abituati a mangiare.
Provate a chiedere ad i vostri nonni o padri se hanno sempre mangiato le prelibatezze che mangiamo noi.
Vi accorgereste che, senza andare tanto indietro nel tempo, le cose cambiano. Ad esempio, del maiale ora mangiamo le parti più nobili o i salumi derivati, come qui da noi il tanto amato salame. Una volta queste parti erano per i più ricchi. Il resto si doveva arrangiare con la rimanenza: orecchie bollite, zampetti bolliti, torta sanguinella(con il sangue del maiale). Di sicuro c’è qualcuno che si stà schifando, ma era una vera prelibatezza poterli mangiare, per chi non ne aveva.
Ed i gatti, li mangiavano tutti, non solo i vicentini.
Ma ancora adesso possiamo essere dei trogloditi se chi ci giudica è, ad esempio, un inglese. Prova a dirgli che mangi la carne di cavallo, ne senti delle belle. Eppure è normale.

Dando alla frase il suo significato nudo e crudo, siamo proprio così, ci adattiamo e, per sopravvivere, non mangiamo i simili ma del resto non resta niente.
Dovreste provate a lasciare scritto qui sotto cosa avete visto o sentito che di strano si mangiava o si mangia e dove. Alla fine avremo una bella lista di nuovi e “deliziosi” piatti inusuali.

Un ultima cosa, un pò fuori tema.
C’è da dire che tra noi, il rispetto è poco. Sempre tornando a Paolini ed ad una sua interpretazione del “Sergente nella Neve”. Quando c’è di mezzo il potere, non ci mangiano, ma c’è qualcuno sempre pronto a preoccuparsi di mandare i poveri cristi alla mercè della morte, sia che si stia da una parte che dall’altra. Non “mangi”, ma lasci che lo facciano altri.
Speriamo in un futuro migliore.

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