Inserito il 13 03 2011 da Antonio
Alcuni giorni fa, sulla bacheca di twitter, è arrivata una twitter-question.
La domanda era: “Il futuro del cinema è in Internet? È nei telefonini?
Ho risposto immediatamente: “Il futuro del cinema è la tv nella rete. La tv-pc, un solo monitor aperto a tutti i canali”.
E mi chiedo, ma come è possibile che ci siano ancora questi dubbi.
La televisione, ovvero, il monitor avrà la vittoria su tutto.
Niente televisioni 3D che le case di elettronica stanno ritentando di lanciare.
Chi se ne frega.
La forza sarà nei monitor e schermi ad alta definizione da cui si potrà navigare, comunicare, vedere la televisione, guardare i films, interagire con i social-network, controllare la posta, scegliere i video you-tube, acquistare, lavorare, tutto in uno, con un telecomando e magari comodamente dal divano.
Che cos’è, commercialmente parlando, che tiene ancora fermo tutto questo, non lo so.
Sono convinto, però, che manca poco.
Uno specie di i-phone da casa, magari anche touch-screen.
Provate ad immaginarvi difronte al vostro mega schermo ultrapiatto che, con le dita, scegliete, ingrandite, rimpicciolite, ascolatate e gestite i media nel modo più semplice possibile.
Alla prossima.
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Inserito il 22 02 2011 da Antonio

Non parlo di vizio di fumare, bere, drogarsi o altro del genere, ma del vizio di “NON ASCOLTARE”.
Abbiamo la brutta abitudine di avere l’arrogante sicurezza di essere convinti di sapere quello che ci stanno dicendo quando qualcuno comunica con noi.
Siamo talmente sicuri che ci autoconvinciamo che ciò che ci è stato detto è quello che noi pensiamo che stiano dicendo, al punto di guardare interessati pensando invece alle farfalle, senza ascoltare nemmeno una parola.
E’ bene farne un punto di riflessione tra le quotidiane abitudini visto che, quando si è dall’altra parte della sponda ci si arrabbia, e come ci si arrabbia!, quando si scopre che non è stata afferrata una parola del messaggio comunicato.
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Inserito il 13 02 2011 da Antonio
A questa domanda ho risposto:
Immagina un uomo con un cervello con poche informazioni base.
Accendi il pulsante e comincia a camminare.
Quando si trova di fronte un muro, con una porta spostata rispetto la sua traiettoria, cosa fa?
Si sposta e passa dalla porta. NO!
Non avendo altre informazioni, oltre al fatto che una volta acceso lui può camminare, va dritto a sbattere contro il muro, e ripetutamente. (da morir dal ridere)
Per evitare che succeda questo, dovrebbe essere in grado di scegliere cosa fare in base a delle informazioni conosciute (tipo che il muro è duro e se ci sbatti ti fai male).
Programmare quindi, significa dotare di informazioni il cervello della macchina così che, in base ad una serie di condizioni, possa analizzare le situazione ed elaborare la soluzione corretta.
Nel nostro caso:
Se stati camminando e vedi il muro, il muro è duro quindi fermati perchè se ci sbatti ti fai male.
Se nel muro vedi un apertura, spostati fino a trovarti difronte all’apertura.
Quando sei difronte all’apertura, riprendi a camminare.
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Inserito il 12 11 2010 da Antonio
Il nipote dice allo zio:
…
“Ci sono molte cose dalle quali posso avere tratto del bene senza averne mai tratto profitto, direi.
Il Natale, per esempio.
Ma sono certo di aver sempre pensato al Natale, quando si avvicinava – lasciando perdere la devozione verso le sue origini sacre, ammesso che le cose riguardanti il Natale possano prescinderne -,
come a un momento felice, un momento piacevole di gentilezza, perdono, generosità, l’unico momento di tutto il calendario in cui, per quanto ne sappia io, uomini e donne sembrano aprire i loro cuori di comune accordo e guardare a chi sta sotto di loro come a compagni di viaggio verso la tomba e non a una diversa razza di creature destinate a mete diverse.
Perciò, zio, anche se non mi ha mai fatto avere un soldo di più in tasca, credo che mi abbia fatto del bene e che mi farà del bene. E ti dico: benedetto Natale!”…
dal libro “Un Canto di Natale” di Charles Dickens
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Inserito il 22 10 2010 da Antonio
E’ così che mi riprendo dal semi-assopimento nell’attesa del turno, dal barbiere.
Leggendo questa frase su una delle riviste lasciate sul tavolino per i clienti che attendono il taglio.
Su “Settte” del 16 settembre (Corriere della Sera) sotto ad una articolo dedicato ad una storia di “cambiovita” c’è un trafiletto che titola: “Un libro spiega come segurie i propri sogni”.
Trafiletto che pubblicizza un nuovo libro dal titolo “Fuori Luogo (ed. Feltrinelli).“.
Mi è piaciuta la carica di ottimismo che, un pezzo citato nell’articolo, trasmette.
“Il primo consiglio per chi vuole partire è di seguire i sogni e le fantasie nel cassetto.
Anche un’idea folle può essere una buona molla, l’importante è avere un’attitudine ottimista e smetterla di piangersi addosso perchè in Italia tutto è difficile.
Andare verso e non andare contro è il motto di chi decide di fare il grande passo”.
Avrei voluto togliere “perchè in Italia tutto è difficile”, ma fa parte.
Ritengo, però, che non è difficile solo in Italia.
C’è chi dall’Italia va all’estero e chi dall’estero viene in Italia per la stessa cosa.
Il bello è cogliere l’essenza del messaggio:
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